Fiscalità nazionale

CREDITO R&S NON CEDIBILE A TERZI – CONFERMATA LA POSIZIONE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

Di Enrico Holzmiller

Com’è noto, negli ultimi periodi il tema della cessione dei crediti fiscali ha assunto un’importanza particolare, anche in relazione alle recenti modifiche normative. La CgT Brescia, con la sentenza n. 400/23 (Presidente Caristi, Relatore Serena) affronta tale questione, con particolare riguardo ai crediti di Ricerca e Sviluppo.

Il contenzioso trae origine da un atto dell’Ufficio di recupero di importi indebitamente compensati, in funzione dell’utilizzo di un credito R&S maturato da soggetto terzo. La ricorrente infatti risulta aveva acquistato da altra società, con scrittura privata, il citato credito d’imposta.

A propria difesa, la società richiama il dettato normativo dell’art. 69 RD 2440/1923, precisando che la disposizione in questione disciplina la cessione dei crediti tributari chiesti a rimborso (con estensione ai crediti risultanti da dichiarazione per effetto del disposto dell’art. 43bis Dpr 602/73), mentre non risulterebbe che per la cessione dei crediti tributari utilizzabili in compensazione siano necessarie tali formalità.

Nell’argomentare la propria posizione, la ricorrente sottolinea l’affinità della procedura di compensazione dei crediti derivanti da costi per ricerca e sviluppo ai vari crediti in materia di ristrutturazione edilizia (ecobonus, superbonus, sismabonus) per i quali è prevista – al netto delle recentissime novità legislative – la cessione a terzi (privati ed intermediari finanziari).

La posizione dell’Ufficio, contraria, è nel senso di identificare i crediti R&S di titolarità esclusiva di chi ha sostenuto le spese per fruire dell’agevolazione in commento. A supporto della propria posizione richiama essenzialmente due aspetti:

  • Il primo, di ordine normativo: l’articolo 3 del DL 145/2013 prevederebbe che tale credito possa essere utilizzato solo in compensazione senza stabilire la possibilità di una cessione a terzi
  • In secondo, di ordine sistematico: ipotizzare la cessione di tali crediti finirebbe per svilire la ratio della disposizione agevolativa, che è quella di incentivare le imprese che hanno compiuto determinate spese per specifiche attività R&S.

Se la seconda motivazione dell’Ufficio lascia onestamente perplessi (l’eventuale cessione a terzi, più che svilire la ratio della norma, ne enfatizzerebbe la portata, atteso che il soggetto sostenitore delle spese avrebbe maggiori chances di usufruire e il beneficio, monetizzandolo) non va dimenticato che l’Agenzia delle Entrate, con la Risposta n.72 del 8 marzo 2019 (non citata nella sentenza) si era già espressa chiaramente per una non trasferibilità del credito R&S.

La circolare in questione fa discendere l’impossibilità di cessione a terzi dall’inesistenza di una previsione che permetta il rimborso del medesimo credito (ai sensi del già citato art. 43bis Dpr 602/73).

Secondo la citata circolare, il fruitore del credito R&S coincide con l’effettivo beneficiario dell’agevolazione, ossia colui che effettivamente ha sostenuto la spesa. Uniche eccezioni alla regola si rinvengono laddove vi sia una confusione di diritti ed obblighi di diversi soggetti giuridici, come nel caso di fusione, scissione, cessione d’azienda e successione per decesso dell’imprenditore individuale.

Il collegio, sentite le parti, sposa la posizione dell’Ufficio concludendo che, a prescindere dall’esistenza o meno dei citati crediti (aspetto che non pare essere stato messo in discussione) i crediti R&S possano effettivamente essere utilizzati solo dal soggetto che ha sostenuto i correlati costi.

Restiamo, come sempre, a Vostra disposizione per qualsiasi chiarimento e cogliamo l’occasione per porgere i nostri più cordiali saluti.

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Autore

Dott. Enrico Holzmiller
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